Robert Kiyosaki, perché alcuni suoi concetti non funzionano in Italia (ma solo in USA)

Robert Kiyosaki, perché alcuni suoi concetti non funzionano in Italia (ma solo in USA) Robert Kiyosaki è un famoso imprenditore e scrittore americano che si occupa di educazione finanziaria.

Il suo libro più famoso Padre ricco padre povero ha venduto più di 26 milioni di copie e può essere considerato “un must” per muovere i primi passi verso l’essere imprenditori o investitori negli Stati Uniti.

Molti dei concetti espressi nelle pagine del libro sono innovativi e utili per chi desidera approcciarsi agli investimenti pur non avendolo mai fatto prima.

Ma se questo libro è molto interessante per chi desidera aprire business negli Usa, diventa praticamente inutilizzabile nel controverso, e ormai impraticabile, mercato italiano.

Negli Stati Uniti, contrariamente a quanto accade nel nostro paese, si tende a favorire lo sviluppo delle imprese con incentivi o particolari detrazioni, consapevoli del fatto che le imprese generano indotto, assumono personale che a sua volta potrà permettersi di acquistare casa, auto ecc…

Uno dei pensieri di Robert Kiyosaki che condivido pienamente è quello di cercare di creare una rendita automatica in grado di sostenere comunque te e la tua famiglia, anche nel caso in cui non possiate lavorare.

Questo obbiettivo, per quanto possa essere interessante e desiderabile, purtroppo non è applicabile in Italia.

La causa di tutto questo deriva dall’approccio che una parte della nostra classe dirigente adotta verso le aziende; queste ultime, secondo la loro filosofia, devono pagare per coprire gli errori di tutti.

Ecco quindi che l’impresa, contrariamente a quanto accade negli Stati Uniti, non viene incentivata ma al contrario tassata e messa in condizione di trasferirsi in mercati più incentivanti.

Una storia vera

Questo esempio personale può aiutarti nella comprensione.
Anni fa ho avuto occasione di parlare, in ambito lavorativo, con un Mastro vetraio di Murano. Per chi non la conosce, quella del vetro di Murano è un’arte che ha reso celebre Venezia in tutto il mondo.

Un’arte così antica che sono stati trovati dei reperti archeologici risalenti al VII secolo a.C. e in grado di affascinare turisti e appassionati da tutto il mondo.

Il mastro vetraio, persona elegante, non più giovane, sprizzava esperienza e consapevolezza da tutti i pori.

Durante questo incontro particolare, incuriosito dalla storia del mio interlocutore, ho posto numerose domande sul suo mestiere, in modo da conoscere le particolarità di quest’arte, essendone affascinato in prima persona.

Prima di salutarci però, gli ho posto un semplice quesito, la cui risposta mi ha scioccato e lasciato senza parole.

La domanda posta era:

“Ma una forma d’arte così storica e apprezzata, che sta quasi scomparendo (dato che non si trovano giovani che vogliano praticarla), riceve delle sovvenzioni o agevolazioni dallo Stato?”.

In modo molto pacato ma allo stesso tempo lucido, contro ogni mia aspettativa ha risposto:

“No, nessun aiuto. Anzi, devi capire che questo non è uno Stato che aiuta.

Le persone, ritenendo rara la nostra professione, considerandola qualcosa da preservare, si aspetterebbero un qualche aiuto o sovvenzione in modo da incentivare una professione così particolare.

La realtà dei fatti è ben diversa.

Noi siamo un successo nel mondo e, proprio per questo, la classe dirigente pensa sia giusto tassarci di più, pensando a incamerare soldi sfruttando una professione come la nostra senza rendersi conto che così facendo la porteranno presto all’estinzione.

Ti faccio un esempio: il vetro che da voi viene smaltito comunemente come rifiuto riciclabile, da noi è stato definito rifiuto speciale, con un costo di smaltimento molto elevato così da incassare di più da questa attività.

Anche a causa di questo, sempre meno persone intraprendono questa attività artigianale ma alla gran parte dei politici questo non interessa, anzi vede solo la possibilità di incamerare denaro senza considerare che il vetro di Murano, una delle eccellenze italiane, presto, non esisterà più a Venezia.

Come accade per altre eccellenze italiane, chi lo produce si sta spostando all’estero per creare artigianalmente gli oggetti che hanno reso famosa Murano.”

Dopo un’analisi così lucida sono rimasto a bocca aperta, dentro di me non volevo ascoltare, ma era chiaro che questa testimonianza, pur facendo male, corrispondeva alla realtà dei fatti.

Ma ora come funziona?

Purtroppo da allora esempi simili si sono moltiplicati.

  • Cosa è successo con le sigarette elettroniche?

Ho amici che hanno smesso di fumare grazie a questa innovazione, e per questo la  ritengo positiva.

Purtroppo quando lo Stato ha notato l’espansione di questo business, ha subito messo una tassa ad hoc, così da far chiudere la metà dei negozi con le conseguenze che ne derivano.

E le persone che, dopo aver fatto accurate valutazioni su margini, costi e ricavi, avevano investito denaro per aprire un negozio, e a causa dell’assottigliarsi dei guadagni per le tasse, hanno dovuto chiudere.

  • Cosa è successo con i benzinai?

Un tempo era considerato un lavoro redditizio. Ora, il continuo gioco di innalzare tasse e accise e ridurre i margini, ha notevolmente ridotto i guadagni in favore dello Stato, che incamera la maggior parte dei ricavi.

  • Cosa è successo con gli immobili?

Tasse sulla proprietà, tasse sui rifiuti, tasse sul reddito e ancora altre tasse che sono in previsione, portano il denaro direttamente dalle tue tasche alle casse dello Stato. E del reddito da affitto rimane davvero poco se non nulla.

  • Cosa è successo e succederà al fotovoltaico?

Prima lo stato lo ha incentivato con l’obbiettivo di raggiungere gli standard europei, in un secondo momento ha assottigliato sempre più gli incentivi così da rendere poco conveniente l’installazione dei pannelli.

Ora sta cercando di inserire una norma per tassare quanti hanno creduto in questa tecnologia. L’obbiettivo è tassare gli impianti fotovoltaici con la stessa logica dell’IMU, e rendere la norma retroattiva, così da far pentire chi a suo tempo ha investito in questa tecnologia.

Come si può sentire una persona che nel passato ha fatto uno di questi investimenti, o comunque ha investito in qualcosa? Come si sente chi sarebbe intenzionato, nonostante tutto, ad aprire un’attività per far guadagnare sé e i suoi figli?

La verità

Finché realizzi qualcosa di circoscritto e che non crea molto trambusto, non sorgono problemi.

Nel momento in cui cominci a guadagnare somme veramente importanti, o nel momento in cui un settore comincia a guadagnare, ecco che comincia essere interessante tassare quel business.

Per tutti questi motivi l’Italia non è più il paese in cui investire o creare delle rendite finanziarie.

In conclusione, buona parte delle considerazioni e dei consigli di Robert Kiyosaki non sono assolutamente applicabili in Italia, soprattutto nell’immobiliare!

Perciò sei stanco di farti prendere per il culo e vuoi iniziare a investire seriamente negli Stati Uniti d’America, scaricati gratuitamente il mio ebook o contattami a questa pagina.

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2 pensieri su “Robert Kiyosaki, perché alcuni suoi concetti non funzionano in Italia (ma solo in USA)

  1. Caro Vanni, complimenti per l’articolo perché sei riuscito a mettere per iscritto ciò che pensavo da anni: e cioè, quando Kiosaky dice di sfruttare questa o quella legge, mi chiedevo: “ma in Italia esiste tutto ciò? ” No. No. Ma allora non ero stupido io…..

    • Roberto, è la descrizione della realtà in cui viviamo. Gli insegnamenti di Robert Kiyosaki sono assolutamente validi negli Stati Uniti, anche tu potresti guadagnare negli USA grazie ad alcune leggi a favore di chi decide di far business.

      Diverso è in Italia, qui le agevolazioni vengono stanziate solo a grosse industrie, i privati e le piccole imprese non sono quasi mai i destinatari di questi aiuti.

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Vanni Valente