Le 2 verità sugli USA che Kiyosaki non potrà mai rivelarti (altrimenti dovrà cestinare 3 suoi libri)

Le 2 verità sugli USA che Kiyosaki non potrà mai rivelarti (altrimenti dovrà cestinare 3 suoi libri)Nei giorni scorsi ho visionato dall’Italia alcuni condomini commerciali (Apartment Building) da reddito per conto di un cliente, con il supporto del mio staff.

Nello stesso pomeriggio è stato mio ospite un amico che, in questo modo, ha potuto assistere all’operazione di selezione che stavo svolgendo.

Alla prima pausa, ho notato la faccia sorpresa con cui il mio amico stava seguendo il mio lavoro.
Ad un certo punto ha esclamato spontaneamente:

“Mai avrei pensato di vedere queste cose fatte realmente. Ti rendi conto dell’opportunità che hai tra le mani?

Per chi opera da anni nel campo immobiliare, acquistare questo tipo di immobili in USA non è certo fuori dall’ordinario, ma posso comprendere lo stupore del mio amico perché avere accesso a questo tipo di operatività è effettivamente difficile, se non impossibile per molte persone.

Incuriosito e sorpreso da quanto aveva visto mi ha subito chiesto: “Ma tu che ne pensi di Kiyosaki e dei suoi libri? È vero e funziona ciò che descrive riguardo gli USA?”

La risposta a questa domanda potrebbe risultare utile a molte persone, quindi voglio riportarla anche qui, in questo articolo.

Quello che scrive Robert Kiyosaki sugli Stati Uniti corrisponde al vero, ma dobbiamo anche contestualizzare il tutto al momento storico in cui i libri sono stati scritti.

Il primo libro di Kiyosaki, Padre Ricco, Padre Povero è stato scritto nel 1997, quindi stiamo parlando di più di 15 anni fa. Anche i due libri successivi, I Quadranti del Cashflow e Guida agli investimenti, sono stati scritti prima del 2001.

Pur essendo testi molto evoluti per quel tempo, rimangono figli di un’economia in piena espansione.

Nel momento in cui Kiyosaki scriveva, non era ancora avvenuto il gravissimo attacco alle Torri gemelle e di conseguenza nessuno avrebbe mai immaginato quello che ne sarebbe seguito, ovvero un periodo di contrazione, sfociato poi nella crisi del 2008. Una recessione così profonda che ha strascichi visibili ancora oggi.

Perciò che cosa è cambiato oggi rispetto ad allora?

1) La facilità con cui si riesce a costruire un business o una rendita non è più la stessa.

Come abbiamo detto, i tre libri sono stati scritti prima del 2001, sono il frutto di quell’epoca di espansione e non tengono conto della realtà odierna.

Chi li legge oggi, capisce subito che aprire un business o trovare una rendita è decisamente molto più difficile rispetto a 15 anni fa.

Il mercato oggi è molto più complicato: per poter guadagnare veramente bisogna specializzarsi e saper cogliere le diverse opportunità che si presentano di volta in volta.

Se prima per portare a casa un risultato si riusciva ad arrangiarsi in qualche modo, oggi senza l’aiuto di specialisti del settore non si riesce a cavare un ragno dal buco.

Anche trovare una rendita non è facile: rispetto ai tempi passati, servono specialisti di settori diversi per indagare su ogni sfumatura che potrebbe mettere a rischio le rendite passive e il capitale.

Capire se un determinato business permetterà di guadagnare o meno, non è per niente immediato, proprio per quanto è diventato complicato e veloce il mercato.

2) Non è più possibile passare dal quadrante “Imprenditore” a quello “Investitore”. O sei uno, o sei l’altro.

Dal 2001 in poi la parola d’ordine è specializzazione. È impensabile per un imprenditore (con la velocità odierna del mercato) trovare il tempo per formarsi anche come investitore.

Di contro, chi è investitore deve adeguarsi a un mercato sempre in movimento e sottoposto a cambiamenti così repentini che non permettono di seguire un’impresa in modo adeguato, ovvero per essere vincente sul mercato.

Questo avviene perché i talenti necessari per aver successo nei due campi sono diversi, talvolta persino opposti.

L’imprenditore che, dopo aver avuto successo con la sua azienda, inizia a investire da sé, finisce per perdere rovinosamente il capitale investito.

La stessa cosa accade quando è un investitore a decidere di usare la propria liquidità per aprire e gestire da sé un’impresa: non è in grado di raggiungere gli stessi risultati che avrebbe ottenuto come investitore.

È per questo motivo che oggi ai grandi imprenditori si affiancano sempre degli investitori di successo, e viceversa. Quando i primi hanno liquidità da investire la affidano ai secondi perché la facciano fruttare; quando i secondi trovano una buona impresa da gestire e rilanciare, pensano subito ai primi.

La specializzazione ha portato queste due figure a non essere intercambiabili, ma piuttosto ognuna di loro è diventata necessaria all’altra.

 Alcuni casi concreti

Ci sono molti esempi di questo tipo: Bill Gates ha fatto crescere la propria impresa e, quando ha pensato di investire, non ha fatto da sé ma si è affidato a Warren Buffett.

Warren Buffett invece ha acquistato la Berkshire Hathaway, un’azienda tessile, e finché l’ha gestita personalmente non è riuscito a farla crescere quanto avrebbe voluto.

Perciò ha utilizzato Berkshire Hathaway per acquisire aziende assicurative e investire, dato che si è reso conto che guadagnava di più quando investiva la liquidità dell’azienda che gestendo l’attività stessa.

Infine, ha ceduto l’attività manifatturiera/industriale, che di fatto non riusciva a gestire, e ha utilizzato la società (nome e marchio) come veicolo per investire.

Oggi Berkshire Hathaway è l’azienda attraverso cui investe che l’ha reso uno degli uomini più ricchi al mondo.

Nel 2010 Warren Buffett ha perfino affermato che aver acquistato Berkshire Hathaway e pensare di gestirla come imprenditore, è stato l’errore più grande della sua vita.

Stessa cosa accade ad alcuni dei nostri grandi imprenditori: quando acquisiscono, ristrutturano o rilanciano le loro aziende, lo fanno in prima persona, perché fa parte della loro conoscenza e delle loro esperienze. Invece, per gestire la liquidità si affidano a specialisti esterni che la sanno investire con successo.

George Soros è un esempio ulteriore: un investitore di professione che, quando si trova a dover ristrutturare imprese, si affida a imprenditori di successo per la loro gestione.

Spesso anche chi fa entrambe le cose (investitore e imprenditore), è preponderante in una delle due figure, quindi è un imprenditore di successo e un investitore discreto, oppure un investitore che fa faville ma un imprenditore con riscontri non entusiasmanti.

Sicuramente la cosa migliore, per raggiungere ottimi risultati in entrambi i campi (investimento e impresa), è delegare a una figura specializzata e molto più preparata il ruolo in cui si raggiungono meno risultati.

In questo modo si può concentrare tutta la propria energia in ciò in cui si è più portati a fare. L’aumento esponenziale dei propri guadagni è l’effetto a cui si assiste dopo aver delegato uno dei due ruoli.

In conclusione.

Sappiamo tutti molto bene che fare business oggi, non è più così semplice come un tempo. Nel mercato attuale un imprenditore non può più diventare un investitore di successo e nemmeno viceversa.

Le due figure devono specializzarsi e insieme, ognuna grazie alle proprie competenze, otterranno la massimizzazione dei risultati, in entrambi i campi.

Se questo non avviene perché si vuole fare tutto da sé, non ci si deve preoccupare più di tanto: sarà il mercato a far pulizia e a rimettere ogni figura al proprio posto.

Buon investimento.

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Vanni Valente